Presidente Fondazione Villa Maraini – Croce Rossa
Gabriele Mori
“Buona sera a tutti voi. Dò il saluto affettuoso e riverente al cardinale Matteo Zuppi, per l’amicizia e la colleganza che da sempre ha distinto la sua presenza, essendo sacerdote a Santa Maria in Trastevere, dove ha anche celebrato due funerali, per due nostri ragazzi. Un saluto particolare a Walter Veltroni, già sindaco di Roma, che questa sera ha voluto essere con noi, per portare la sua esperienza oltre che di politico, anche di persona impegnata nella cultura italiana fondamentale per il nostro futuro. Potrei finire qui, però voglio aggiungere una motivazione di questa nostra presenza, di questa nostra attività. Villa Maraini ha sempre avuto un rapporto particolare per il carcere: voi pensate, ricordo la storia trent’anni or sono si costituì a Regina Coeli e a Rebibbia un gruppo di tossicodipendenti carcerati; Villa Maraini aveva la funzione di supporto, di colleganza, di indirizzo, e la possibilità di poter in qualche modo coinvolgere quella popolazione carcerario- tossicodipendente nel sogno di una speranza di una vita diversa. Cominciarono così gli incontri, cominciarono così a nascere anche le speranze di quei ragazzi; e cominciarono a frequentare Villa Maraini; cominciano ovvero la possibilità di beneficiare di quei provvedimenti di alternativa al carcere, e di venire qui con noi. Si andò avanti, talmente tanto che si costituì una comunità nel 2021 il Centro Alternativo del Carcere che consentì a tanti ragazzi di venire da noi, e di fare un percorso, di riuscire finalmente, pur essendo in carcerare formalmente, ma vivendo qui da noi, di riuscire a vivere una vita normale. Dopodiché finalmente la comunità cominciò a strutturarsi, a diventare l’articolazione profonda caratterizzanti Villa Maraini; dopo innumerevoli battaglie, innumerevoli incontri, la Regione ci accreditò: noi siamo, nella Regione Lazio. l’unico ente che svolge questa funzione: una funzione di pene alternative al carcere per consentire ai tossicodipendenti di poter trovare sé stessi, e sperare in una vita migliore. Sembra quasi impossibile che si possa, da carcerati, riuscire a superare la difficoltà della droga e diventare persone normali, vivere una vita semplice e felice.
Questo ha fatto Villa Maraini; questa è la motivazione profonda del nostro collegamento con il mondo carcerario: un mondo pesante, drammatico; un mondo che lo scorso il governo proclamò la necessità di intervenire, di far sì che la popolazione carceraria diminuisse fortemente: da 65mila persone quante sono oggi, rispetto a 52mila capacità recettiva. Bisognava trovare comunque provvedimenti capaci far diminuire questo sovraffollamento e consentire perché rimanesse di avere comunque le condizioni di vita diverse.
Ebbene, quell’appello del governo a me pare ormai decaduto. A quell’appello rispose solamente Massimo Barra, una provocazione in realtà, ripresa dalla stampa italiana; la provocazione di dire: bene questo provvedimento ci piace, noi vi offriamo la possibilità di ospitare cento tossicodipendenti da noi per poter fare con loro un cammino di speranza e una vita gioiosa nel futuro. Il silenzio cadde su tutto. Rimane la nostra comunità, rimanere la nostra speranza che questo avvenga.
Questo convegno in questo senso ha una caratteristica particolare: quella di richiamare anche gli impegni assunti e non mantenuti, e quella sottolineare l’esigenza fondamentale che chi è in carcere perché tossicodipendente possa riuscire a camminare con le proprie gambe superando la determinazione della legge che lo porta in prigione, riuscendo a vivere una vita come tutti quanti gli altri. Credo che questo sia un elemento importante che possa dare speranza a noi; e proprio questa speranza che noi abbiamo ci ha condotto a partecipare all’organizzazione di questo incontro, ci ha condotto a pensare che insieme si possa riprendere un cammino di speranza: un cammino fatto di cose concrete faccio le cose concrete che possano consentire di uscire dal carcere e vivere la vita in modo normale e dignitoso. Grazie”.




