Proposta Radicale 32/33 2025
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Aspetti critici relativi alla Relazione annuale al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia 2025

a cura di Carla Rossi (Centro Studi Statistici e Sociali, https://www.ce3s.eu/)

Come guida seguiremo la Prefazione: Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri Alfredo Mantovano, inizia così, i punti critici sono riportati in corsivo:

La Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia si presenta nella nuova impostazione e nella nuova veste grafica sperimentate nel 2024. Nuova impostazione significa sforzo di sintesi ragionata fra i contributi forniti dalle varie amministrazioni, centrali e territoriali, e dagli enti del privato sociale. Nuova veste grafica significa consultazione più agevole e chiara, pur mantenendo la scientificità e la completezza dell’approccio: l’infografica fornisce un’idea immediata della quantità di informazioni, di valutazioni e di indicazioni di prospettiva riguardanti lo scorso anno.

La sintesi non è ragionata, dato che non si collegano mai i dati di varia provenienza, che forniscono, inoltre, anche informazioni incomplete e di scorretta scientificità per la mancanza totale di ragionamento scientifico. Si mostra inoltre la limitata conoscenza del fenomeno di cui si pretende di parlare scientificamente. Con gli esempi riportati nel seguito si mostreranno i vari punti a-scientificamente riportati e, anche, grossolanamente scritti, con errori anche tecnici. Anche l’italiano ‘scientifico’ mostra vari grossolani errori.

La sintesi scientifica non può essere impostata e condotta da non scienziati. La consultazione non è più agevole dato che la lettura delle Tabelle, con i dati riportati non scientificamente, è assolutamente poco leggibile e i dati non sono facilmente estraibili e sono in parte scorretti. Per chiarire consideriamo la Tavola 3.3 relativa al paragrafo ‘Assistenza ospedaliera’.

Si forniscono, in grande formato, le frequenze assolute relative agli accessi al pronto soccorso droga correlati nel 2024, con le più importanti informazioni riportate solo sotto in piccolo, da leggere con la lente di ingrandimento:  

accessi esitati in ricovero:

8378: -2,5% rispetto al 2023; 0,05 del totale degli accessi.                                          

904: 11% del totale degli accessi droga-correlati.    

7% dei casi ha avuto più di un accesso durante l’anno.

Poi ci sono vari grafici, poco chiari per chi non sia statistico, soprattutto per i politici a cui è rivolta la relazione.  

Da questa prima riga, utilizzando la cifra scritta molto piccola sotto il primo numero (0,05%), si può però  ricavare un risultato importante, che non viene ricavato perché non si collegano questi dati con le stime  di prevalenza di uso di sostanze, che costituiscono un’informazione cruciale e disponibile anche online nello Statistical Bullettin di European Union Drugs Agency (EUDA), dove la prevalenza annuale di uso di  sostanze, stimata tramite l’indagine ‘Italian Population Survey on Alcohol and other Drugs’ (IPSAD), risulta in Italia pari al 12,1% per la popolazione di età compresa tra 15 e 64 anni. 

Questo implica che ci si dovrebbe aspettare che gli accessi al pronto soccorso droga-correlati siano in proporzione maggiore (se l’influenza dell’uso è negativa per eventi da pronto soccorso) o almeno uguale al 12,1%, mentre gli accessi risultano solo pari allo 0.05%, valore pari a 1/242 rispetto al valore atteso. Il risultato significativo che si ottiene è: la probabilità di accesso al pronto soccorso per chi usa droga è molto più bassa della probabilità di accesso che ci si aspetterebbe per un soggetto, consumatore o non consumatore, se le possibilità fossero uniformi per tutti, tenendo conto che la prevalenza di uso di droga in Italia, per la popolazione da 15 a 65 anni, è 12,1%. Da tutto questo sembra che essere consumatori di droghe sia molto protettivo rispetto agli eventi legati al Pronto Soccorso. 

Naturalmente il risultato andrebbe rivisto con le classi di età, ma non credo che cambierebbe molto. L’informazione sulle classi di età non viene fornita in modo chiaro; infatti, non si dice se le classi di età sono valutate sui soggetti o sugli accessi e si dice che il 7% ha accesso multiplo.  

Lo pseudo grafico che riporta i dati regionali andrebbe sostituito da una semplice Tabella, molto più leggibile per un non statistico, ovvero la maggioranza dei lettori previsti. Il grafico finale è facilmente interpretabile, come il grafico relativo alle diagnosi, che però andrebbe fatto regolarmente a torta o a barre per renderlo meglio comprensibile a chiunque. È interessante osservare che la psicosi, che si dice indotta da droghe, mentre si sa che spesso l’inizio di uso di droghe è dovuto a problemi psichici già esistenti, riguarda solo il 66% del 37% dell’11% dei soggetti, acceduti al Pronto Soccorso, ovvero, in frequenza assoluta, 221 persone, che, rispetto al totale degli accessi, è solo il 2,63%. 

Per quanto riguarda la dipendenza, utilizzando tutti i 904 ingressi con esito ricovero, sono solo 9 soggetti che, rispetto a tutti gli ingressi, sono solo lo 0,11%. Per quanto riguarda la completezza è molto grave che manchi totalmente il capitolo relativo alla Riduzione del Danno o, se piace di più, Riduzione del Rischio e del Danno, che, da gennaio 2017, è un LEA. Incredibile! 

Già quanto detto finora è sufficiente a dimostrare l’inadeguatezza scientifica della relazione. Procediamo comunque con altri aspetti critici a partire dalla Prefazione: 

la Relazione documenta un primo dato positivo, per quanto limitato temporalmente e percentualmente: per la prima volta dal 2018 (ad eccezione dei dati raccolti nel periodo della pandemia) si assiste a un contenuto calo dei consumi di tutte le droghe fra i giovani e a una relativa stabilità nei flussi di trattamento. Il che non fa venire meno l’elevata pericolosità di alcune delle sostanze maggiormente diffuse (cocaina, oppiacei sintetici, NPS), e una segmentazione del mercato. Né fa venire meno la diffusione pandemica dei derivati della cannabis, anche con elevate percentuali di principio attivo, grazie a una perdurante ampia sottovalutazione dei suoi effetti dannosi

Analizziamo i punti in corsivo.

 Nel primo punto si parla di giovani facendo riferimento, come fonte dei dati, alla survey annuale European School Survey Project on Alcohol and other Drugs – Italy (ESPAD-Italia), condotta nelle scuole superiori. Si tratta quindi di un campione rappresentativo di alcuni giovani, circa l’85%, ma non di tutti.  Quelli che non sono rappresentati dal campione sono proprio quelli che consumano di più e sono problematici, come si dimostra in appendice riportando la sintesi di uno studio recente, presentato in un convegno internazionale. Quindi si deve correggere il termine ripetuto ‘giovani’ con ‘giovani che frequentano le scuole superiori’ o ‘alunni delle scuole superiori’. 

Per quanto riguarda il ‘calo” bisogna precisare che non risulta significativo; quindi, si deve rimandare al prossimo anno ogni commento.  

Per quanto riguarda la ‘diffusione pandemica’, sarebbe bene non usare termini inadeguati per parlare della diffusione della cannabis per cui, non essendo una sostanza procurante dipendenza, come eroina, crack…, non si possono utilizzare i modelli epidemici e pandemici per descriverne la diffusione. 

Per quanto riguarda gli effetti dannosi relativi alla cannabis, consideriamo la Tavola 3.4 relativa alle ospedalizzazioni.

La Tavola si riferisce ai ricoveri e non ai ricoverati e questo è un punto critico; infatti, i soggetti ricoverati non vengono considerati affatto e le statistiche non sono quelle necessarie a studiare il fenomeno delle ospedalizzazioni dei soggetti che utilizzano sostanze.  

L’età media, che si riporta nella Tavola, come anche le classi di età, non hanno senso e non sono utilizzabili per analisi di interesse; si parla di età dei ricoveri e non dei ricoverati, come analogamente per quanto riguarda le malattie associate. Dieci anni fa ho subito 3 ricoveri e, per una analisi analoga a quella riportata nella Tavola 3.4., nel 2015 io conto per 3, sia per quanto riguarda l’analisi delle età che, per quanto riguarda l’impatto delle malattie tiroidee…

Tutto il paragrafo e la Tavola sono quasi inutilizzabili per conoscere il fenomeno che interessa, tranne che, se si volesse valutare quanto speso per i ricoveri di utilizzatori di sostanze, che mi sembra non sia di particolare interesse e richiederebbe altre analisi statistiche con dati tipo la lunghezza del ricovero ecc… Si deve anche tener conto che i ricoveri con diagnosi principale droga-correlata sono 7382, ovvero lo 0,09% del totale dei ricoveri annui. Inoltre, come per il pronto soccorso, manca totalmente il gruppo di controllo, in particolare in relazione alle malattie. In sostanza la Tavola 3.4 andrebbe, in uno scritto scientificamente valido, eliminata.  Per capire come si deve procedere scientificamente su questi aspetti si può seguire il breve intervento tenuto a Lisbon Addictions 2024. 

Analizzando i dati relativi ai soggetti ricoverati su una decina di anni si riscontra che la cannabis risulta protettiva per diverse malattie, come anche a livello internazionale è stato già verificato. Lo studio sarà pubblicato a breve. Un altro paragrafo, scritto in modo inadeguato scientificamente, non è citato nella Prefazione, ma ci tengo a parlarne. Si tratta del paragrafo dal titolo: 

“Consumi di sostanze psicoattive stimati attraverso lo studio delle acque reflue”. Il paragrafo inizia così: 

Nel 2024, in 38 città italiane è stata effettuata l’analisi dei residui metabolici delle sostanze stupefacenti nelle acque reflue urbane che arrivano ai depuratori, permettendo di stimare la diffusione dei consumi di sostanze psicoattive. I consumi medi nazionali, espressi in dosi riferite a mille persone al giorno…’  poi continua riportando i dati rilevati, ma, soprattutto, non viene detto come si è proceduto alla rilevazione riportando i nomi delle 38 città e spiegando in quali periodi si è proceduto alla rilevazione: solo per una settimana nell’anno? come accadeva qualche anno fa o per più settimane, in che stagione? Con accesso a tutti i depuratori di ogni città…e così via. Senza queste indicazioni ogni dato riportato non ha alcun valore. Inoltre, in alcuni punti si riporta un valore per persona e non per mille persone e così via. Nella forma attuale è come se il paragrafo non ci fosse dal punto di vista dell’informazione scientifica. In ogni caso parlare di stima del consumo è assolutamente inaccettabile, come dimostrato ampiamente da studi internazionali, andrebbe anche cambiato il titolo del paragrafo senza utilizzare ‘stimati’, da sostituire con valutati. Stima è un termine tecnico e va usato in modo corretto. 

Alla fine nella Prefazione si dice: la certezza che abbiamo è che nessuna persona, giovane o meno giovane, che manifesti dipendenze, vada marginalizzata o abbandonata. Questa Relazione costituisce la base fattuale, scientificamente testata, per dare seguito operativo a tale certezza.

Scientificamente testata risulta non vero, come dimostrato. Sugli altri argomenti, si tornerà a breve nella seconda parte.

Appendice: giovani consumatori

Per valutare il consumo e il policonsumo nei giovani sono stati utilizzate due fonti di dati: ESPAD-Italia 2023 e San Patrignano, relativamente agli ingressi di minori. Come detto sopra, ESPAD è un campione relativo alla popolazione di giovani frequentanti la scuola superiore (85% dei giovani in Italia tra 15 e 19 anni), i dati di San Patrignano sono riferibili alla popolazione di giovani che ha lasciato o frequenta non regolarmente la scuola e che consuma in modo problematico tra 15 e 18 anni. Dato che si vuole anche valutare il policonsumo si attribuisce ad ogni sostanza il punteggio di danno personale riportato in diversi lavori dal 2010 al 2020. La Tavola si riferisce alla pubblicazione del 2020 da cui si derivano, per somma, i valori di poliuso per le diverse combinazioni di sostanze.

Quando si calcolano i valori per i dati di ESPAD 2023 e di San Patrignano si ottengono i seguenti risultati in Tabella:  

Dove si possono rappresentare gli indici nella Tabella nei box plot, facilmente confrontabili.  Anche tra gli studenti ci sono alcuni consumatori gravi che si dovrebbero coinvolgere nella prevenzione indicata, è possibile riconoscerli da specifici comportamenti che saranno riportati nel lavoro in corso di scrittura. 

Come si vede non si possono identificare tutti i giovani con quelli che vengono intervistati a scuola per ESPAD, come fatto nella Relazione al Parlamento 2025. Andrebbero raccolti analoghi dati presso le Comunità e i Servizi a Bassa Soglia (Riduzione del danno) per conoscere veramente i consumatori, anche gravi, come si fece con Giovanardi nel 2010.

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