Proposta Radicale 32/33 2025
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Obituaries

Edoardo Boncinelli 

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Goffredo Fofi

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Lucio Manisco

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Edoardo Boncinelli 

Edoardo Boncinelli 

Quando se ne va uno scienziato, la notizia spesso la si dà in ritardo. O addirittura non la si dà affatto. È grave quando a morire è un fisico, un biologo, un genetista, un divulgatore della scienza come Edoardo Boncinelli che ha dato tantissimo al nostro Paese. È stato un indagatore dell’uomo, della vita; gli sono grata perché stato accanto a me e a Luca Coscioni, al Partito Radicale; insieme per le battaglie contro ogni proposta antiscientifica, illiberale, nociva per la società, per l’economia italiana, per il sapere. È stato presente alle iniziative per la libera ricerca scientifica, per il suo rispetto e tutela. Buon viaggio Professore e con Luca e Marco Pannella, mandateci segnali di libertà.

(Maria Antonietta Farina Coscioni)

Goffredo Fofi

Goffredo Fofi

Gli si deve essere grati per molte cose: la collezione della rivista “Linea d’ombra” che si sfoglia ancora volentieri e riserva a distanza di anni, sorprese: gli scritti di Salman Rushdie, Abraham Yehoshua, John M. Coetzee, Vidiadhar Surajprasad Naipaul, per dirne di alcuni, proposti con lucida e rabdomantica pre/veggenza… Inoltre, alcuni libri fondamentali: “Totò”, (Samonà e Savelli); “Totò. L’uomo e la maschera”, con Franca Faldini (Feltrinelli); “Aldo Capitini e la non-violenza” (Franco Angeli); “Nicola Chiaromonte, Ignazio Silone. L’eredità di Tempo presente”, con Vittorio Giacopini e Monica Nonno (Fahrenheit 451); “Elogio della disobbedienza civile” (Nottetempo). L’introduzione a “Il Western, fonti, forme, miti, registi, attori, filografia”, a cura di Gianni Volpi (Feltrinelli). Mancheranno le sue note e riflessioni disseminate tra “Sole 24 Ore”, “Internazionale”, “Avvenire” e un po’ ovunque. Mancherà il suo rigore dolcemente perfido, il poter dissentire da certe sue posizioni e opinioni di un tempo (“Quaderni Piacentini”) e di ora…È tanto, ma pur poco. Ha spezzato il pane con Aldo Capitini e Danilo Dolci. Qualche “briciola” anche con Marco Pannella. Quando, nel 1974 Einaudi pubblica “La Storia”, fluviale romanzo di Elsa Morante, Marco e Fofi lo lodano con toni e accenti di vero entusiasmo, in contrasto con le numerose critiche. Questo legame già è sufficiente e significativo.

Lucio Manisco

Lucio Manisco

Non le mandava a dire le sue opinioni: le potevi discutere, ma erano chiare, limpide, delle possibili conseguenze se ne impipava bellamente. Lucio Manisco per molti anni, prima da corrispondente da New York del “Messaggero”, poi del “Tg3” stagione “Tele Kabul”, sapeva condire i suoi articoli e le sue corrispondenze con “fatti” e “argomenti”, ed era fascinoso da leggere e da ascoltare. Ma ancora di più nel privato. Forse è una leggenda: ma si diceva che fosse riuscito a far firmare alla proprietà del “Messaggero” un contratto tale che era più oneroso licenziarlo che mantenerlo a New York, a costo di sacrificare quelle sue corrispondenze che nulla concedevano a Ronald Reagan e ai suoi. In effetti i repubblicani e il loro “modello di società” erano le sue bestie nere. Un bel gruppo, quello di Lucio: Piero Dorazio, Angiolo Bandinelli, Mino Guerrini, Achille Perilli… Di Angiolo era grande amico: a lui devo se ci si è conosciuti e un po’ frequentati quando era a Roma, quando ero a New York.

Quando Marco Pannella per qualche mese dà vita a “Liberazione”, splendido quotidiano che proprio perché tale non poteva vivere più di quanto è vissuto, anche Lucio contribuisce all’avventura: lì scrive liberamente quello che sul suo giornale non gli viene consentito. È anche stato candidato al Parlamento nelle liste del Partito Radicale. 

Un bel tratto di strada con il Partito Radicale, prima di imboccarne un’altra: quella che gli offre Fausto Bertinotti con la sua Rifondazione Comunista, che lo conduce al Parlamento Europeo. 

iMagz